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title: 'Viterbo, caso Manca: e adesso drogateci tutti!'
description: 'Queste righe non faranno riferimento alla sentenza, prevedibile, di condanna per Monica Mileti a 5 anni e 4 mesi, pronunciata dal tribunale di Viterbo in queste ore, rea di aver ceduto all’urologo siciliano, asceso a “assuntore occasionale di eroina”, una dose letale.'
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Categoria: [Articoli 2017](https://attiliomanca.it/articoli/2017)

Pubblicato: 29 Marzo 2017

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**di Luciano Armeli Iapichino 
Gianluca Manca: "Una giustizia ritardata, una giustizia negata"**

Queste righe non faranno riferimento alla sentenza, prevedibile, di condanna per **Monica Mileti** a 5 anni e 4 mesi, pronunciata dal **tribunale di Viterbo** in queste ore, rea di aver ceduto all’urologo siciliano, asceso a *“assuntore occasionale di eroina”*, una dose letale. 
Non parleranno di un processo in cui la famiglia è stata estromessa come parte civile sin dalle prime battute, né dell’avvicendamento di “testi”, *anomali*, - se è lecito definirli così. 
Né si parlerà del referto autoptico sul cadavere di Attilio Manca di **Dalila Ranalletta**, un’illuminante pagina di letteratura medica; né di verbali di polizia “attestanti” la presenza del medico all’ospedale **Belcolle** di Viterbo nello stesso periodo in cui Bernardo Provenzano era sottoposto in Marsiglia a un intervento alla prostata, e poi smentiti. 
Né, queste righe, faranno riferimento all’evidente *martirio* di un cadavere maltrattato sbattuto in faccia ad un’intera nazione, di presunti esami tricologici e di pentiti che indicano tutt’altra verità, con tanto di mandanti e moventi. 
Tutta fantasia! Ci mancherebbe ... 
Anzi, il tutto è stato svolto con “scrupolo e abnegazione”. Certamente ... 
Non si parlerà della forma, né della sostanza, che di certo **non** è quella stupefacente. 
Né si dirà, più di tanto, che a Roma, la Procura nazionale antimafia, per lo stesso morto ha aperto, qualche mese fa, un fascicolo contro ignoti per omicidio. 
Probabilmente un’anomalia, questa, del sistema-nazione: un morto, due procure, due procedimenti antitetici. 
No, non stancheremo con la solita tiritera dei tecnicismi procedurali, delle stranezze quasi evidenti, delle alienate conclusioni della Commissione Parlamentare Antimafia sul merito o della follia di una madre e di qualche intellettuale al seguito. 
E non si parlerà, neanche, di *coscienza*, ovvero della valutazione morale di ognuno sul proprio *modus agendi*, sulla propria onestà in quanto padre, pubblico ministero, giudice, accusatore, calunniatore o altro. 
Né di *paura*! La *codardia* non è degli uomini di legge! 
E non si parlerà di *vergogna*, un termine, di certo, incompatibile alle “nobili” istituzioni e a quelle aule in cui in alto e in tutta evidenza campeggia la scritta *La legge è uguale per tutti*, con omesso, ovviamente, il punto interrogativo finale. 
Né delle sentenze lette con l’incipit *In nome del popolo italiano*. 
Perché di quale popolo, o parte di esso, si tratti, davvero non lo immaginiamo. O forse sì! 
Si parlerà, in queste poche righe, di un altro processo. Quello alla *civiltà*. 
Un processo in cui imputate sarebbero le Alte Istituzioni di una nazione, ree di aver consentito, con complici silenzi e spalle girate al morto, alla famiglia, al popolo, ciò che definibile non è. 
Istituzioni *mascariate* che hanno lasciato proseguire un’ignominia giudiziaria tra le più volgari del secondo dopoguerra. 
Una vera e propria *mattanza del diritto* che nessuna *ragion di stato*, **nessuna**, di machiavellica memoria, avrebbe potuto o dovuto assecondare. Nessuna! 
Una *ragion di stato*, affermata con prepotenza a vari livelli - e francamente con scarsa astuzia e in cui, a volte, si è avuta l’impressione che l’imbarazzo serpeggiasse oltre le maschere - e in cui le Istituzioni, quelle vere e nobili, sono state sottratte senza scrupolo alcuno *“alla giurisdizione della coscienza”*. 
E la nazione è anche quella di **Sergio Mattarella**. 
Il caso dell’urologo siciliano, **Attilio Manca**, non si dissolverà nel tempo con una sentenza. Tutt’altro!
È proprio la sentenza, almeno questa, a inserirlo a pieno titolo nella Storia della Giustizia d’Italia, al capitolo, *Assassinio delle Istituzioni*, diventando il vessillo di quel popolo che non vuole pagare con *la vita né con il fango* l’arroganza del potere deviato. 
Attilio Manca, forse *non è stato, non è e non sarà l’unico*. 
E viene in mente un processo. Un altro. Contro *Verre*, duemila anni fa. Una vicenda giudiziaria tra la Sicilia e il Lazio e una città come epilogo, Marsiglia. Che coincidenza. Depistaggi, forzature, omissioni, e poi, comunque, il trionfo della verità. E lì l’accusa era portata avanti da un certo **Marco Tullio Cicerone**. Di certo, non pavido e *homo* scrupoloso. Ma questa è un’altra storia e con personaggi diversi, nell’ossatura, nella schiena e nella coscienza. 
E laddove l’*accusa* ha fatto l’interesse del popolo. Quello siciliano. E dei morti. 
Di *fantasia*, in tanti, adesso, dovrebbero parlare dinanzi agli occhi spenti di quel corpo: una persona, una dignità, un medico e un figlio. Se ne abbiano il coraggio ... e anche questa è un’altra storia. 
E questo non vuol dire non rassegnarsi alla morte di quel ragazzo. 
Le anomalie sono tante. Troppe. Oltre ogni ragionevole certezza. 
*“Parcere subiectis et debellare superbos”*, “risparmiare i sottomessi e abbattere i superbi” era la regola pronunciata da Cicerone in una di quelle orazioni. 
L’impressione, al contrario, in *quest’attacco preoccupante alla civiltà e alla giustizia* è che da tredici anni ci sia stata, nelle aule dell’imparzialità, come per le staffette, un passaggio di testimone scomodo, rappresentato da una croce che in un modo o nell’altro si doveva piantare nel fango di una verità altra. Oggi finalmente - per qualcuno - il traguardo è arrivato. 
Nessuna croce, nessun fardello pesante ereditato da trascinare ancora a spalla. 
Da oggi, come hobby, qualcuno potrebbe dedicarsi alla ricerca di altro: sul dizionario, il significato dei termini *coscienza, vergogna, imbarazzo, complicità, iscariota*. E annusare, senza inibizioni e paure, da uomini e non da struzzi, il reale termometro di una nazione sul caso Manca. 
La sentenza! Sì. 
Quella ribaltata di Cicerone: a essere risparmiati sono stati i superbi. 
E i killer. 
Vorrei solo aggiungere: *adesso sfigurateci tutti!* 
Scusateci, correggo: *adesso drogateci tutti!* 
Sulla "*fantasiosa*", riferito a ogni altra ipotesi su questo processo, Egregio Procuratore capo, Dott. **Auriemma**, la storia, purtroppo, la smentirà. E ci auguriamo che sia il solo. 
Così il fratello di **Attilio Manca**, **Gianluca**, raggiunto al telefono. 
*"In quanto giustizia ritardata quella di oggi è senza dubbio una giustizia negata che sopraggiunge dopo 13 anni dalla morte di Attilio, infangandolo e uccidendolo per la seconda volta. Attilio, oggi, è per le Istituzioni più morto di prima".* 
Come scrive **Lyndon Baines Johnson**: 
*"Il problema non è fare la cosa giusta.* 
*E’ sapere quale sia la cosa giusta".* 
E questo magistrato, forse, non sapeva quale fosse la cosa più giusta. 

**In foto:** Attilio Manca insieme ai genitori, Angelina e Gino 

**Tratto da:** *[antimafiaduemila.com](http://www.antimafiaduemila.com)*

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