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title: "Caso Manca: un'opposizione all'archiviazione in cerca della verità"
description: '“Indagate su Rosario Cattafi e Ugo Manca” '
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Categoria: [Articoli 2018](https://attiliomanca.it/articoli/2018)

Pubblicato: 02 Marzo 2018

![](https://attiliomanca.it/images/2018/manca-attilio-900.jpg)

**di Lorenzo Baldo** 
***“Indagate su Rosario Cattafi e Ugo Manca”***

Non archiviate il mistero sulla morte di **Attilio Manca**! Iscrivete nel registro degli indagati **Ugo Manca**, cugino del giovane urologo, e il condannato in appello per mafia **Rosario Pio Cattafi**. Investigate su di loro e sugli altri protagonisti di questo omicidio di mafia e Stato: l’ex poliziotto Giovanni Aiello, detto “faccia da mostro”, **Carmelo De Pasquale**, personaggio di grande spessore nell'organigramma mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), e l’ex capo di Cosa Nostra **Bernardo Provenzano** (tutti e tre deceduti). Andate a interrogare la dottoressa Ranalletta che ha effettuato l’autopsia (definita “infame” dal vicepresidente della Commissione antimafia Gaetti) sul corpo del medico siciliano, quella stessa dottoressa che, in una recente intervista a Le Iene, si è lasciata sfuggire *off record* alcune considerazioni interessanti ai fini investigativi; interrogate gli ex colleghi del giovane urologo ed altri collaboratori di giustizia, e infine andate a interrogare il tossicologo bolognese Giancane per il quale la morte di Attilio è da attribuire ad un vero e proprio omicidio. 

**Il documento** 
E’ racchiusa in una ventina di pagine l’opposizione dei due legali alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma sul caso Manca. Sono dati oggettivi e inoppugnabili quelli elencati da **Antonio Ingroia** e da **Fabio Repici**, legali della famiglia del giovane urologo siciliano trovato morto la mattina del 12 febbraio 2004 nel suo appartamento di Viterbo. Il documento si apre con una mera questione di diritto. I due avvocati sottolineano quella che ritengono una palese violazione commessa dalla Procura capitolina: il procedimento relativo a quello che il pm ha definito “omicidio volontario” di **Attilio Manca** risulta a carico di “ignoti”. Va evidenziato che la dicitura del delitto reca un’aggiunta importante: “aggravato dall’articolo 7”, comporta cioè il coinvolgimento mafioso. Per Ingroia e Repici l’assenza di persone indagate rappresenta il *“primo vizio strutturale della richiesta di archiviazione”* in quanto *“il pubblico ministero ha raccolto elementi indiziari indubbiamente rappresentativi del fumus richiesto dall’art. 335 per la doverosa iscrizione di plurimi soggetti sul registro degli indagati”.* E su chi avrebbero dovuto indagare secondo i due legali il Procuratore aggiunto **Michele Prestipino** assieme al sostituto **Maria Cristina Palaia** (dallo scorso anno trasferita alla Direzione nazionale antimafia) coadiuvati dal Procuratore capo **Giuseppe Pignatone**? Per la difesa della famiglia Manca, analizzando le dichiarazioni rese dai pentiti **Carmelo D’Amico**, **Antonino Lo Giudice** e **Giuseppe Campo**, *“risulta esplicita l’attribuzione di un ruolo concorsuale nell’omicidio di **Attilio Manca**a carico di **Giovanni Aiello**,detto ‘faccia da mostro’* (…) ***Rosario Pio Cattafi, Ugo Manca, Carmelo De Pasquale,**oltre allo stesso **Bernardo Provenzano**”*.

**I protagonisti** 
I due avvocati chiedono al giudice di interrogare la dottoressa **Dalila Ranalletta**, per le sue affermazioni *off record* al giornalista delle *Iene* **Gaetano Pecoraro** quando ha riferito di essere alquanto “perplessa” per il mancato ritrovamento delle impronte di **Attilio Manca** sulle due siringhe ritrovate nel suo appartamento, così come per l’assenza del laccio emostatico. In quella occasione la stessa Ranalletta aveva definito il tutto alquanto “sospetto”. A tal proposito viene quindi richiesto un accertamento tecnico attraverso “l’incidente probatorio” sulle “modalità” e “la causa del decesso di **Attilio Manca**”.
Viene sollecitato ugualmente l’interrogatorio di **Francesco D’Amico**, fratello del pentito **Carmelo D’Amico**, in merito a quanto di sua conoscenza sulla morte di **Attilio Manca**. 
I due legali chiedono altresì l’acquisizione delle trascrizioni integrali degli interrogatori resi alla Procura di Messina dall’ex boss **Carmelo D’Amic**o il 28 aprile 2015 e il 13 ottobre 2015. Nello specifico, alla Procura distrettuale di Messina si richiede *“ogni informazione utile circa i pericoli corsi e i timori nutriti da **Carmelo D’Amico** durante la sua detenzione presso il carcere catanese di Bicocca”* e molte altre questioni a conoscenza del pentito relative alla morte del giovane urologo. A tal proposito viene richiesto un nuovo interrogatorio dello stesso D’Amico. Vengono di seguito affrontate le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia **Antonino Giuliano** *“sulla presenza dell’allora latitante **Bernardo Provenzano*** *in provincia di Messina sotto la cura del boss **Michelangelo Alfano**”.* Riflettori puntati anche sui *“soggetti orbitanti intorno al circolo Corda Fratres”* e *“sull’identità del generale dei carabinieri indicato dal collaboratore di giustizia* (D’Amico, *ndr*) *come il tramite, insieme a **Rosario Pio Cattafi**, per* il *reperimento di un urologo per le esigenze sanitarie di **Bernardo Provenzano**”*.
Repici e Ingroia chiedono quindi un nuovo interrogatorio del pentito **Nunziato Siracusa**. Ma soprattutto chiedono che siano interrogati i collaboratori di giustizia: **Vito Galatolo, Antonino Lo Giudice, Consolato Villani** e **Giuseppe Calabrò**. Viene richiesta altresì l’acquisizione dell’intercettazione della conversazione nella quale il boss di Belmonte Mezzagno, **Francesco Pastoia** *“ebbe a pronunciarsi su un medico urologo che si era occupato delle cure sanitarie apprestate a **Bernardo Provenzano**”.* Altri atti ancora da espletare e una serie di documenti allegati concludono quindi l’opposizione depositata ieri dagli avvocati della famiglia Manca. La parola passa ora al Gip romano **Elvira Tamburelli** che nelle prossime settimane dovrà affrontare il caso. Mille pensieri scuotono il cuore e la mente di **Angelina Manca** che, assieme a suo marito **Gino** e al loro figlio **Gianluca**, continua a cercare la verità nonostante le evidenti opposizioni di uno Stato che non vuole fare luce sui propri misfatti. *“Ci sarà un giudice che avrà la forza e il coraggio di trovare la verità?”*, è il *leit motiv* di chi cerca giustizia in un Paese al contrario come il nostro. La speranza di un’intera famiglia, alla quale si è aggiunta un’intera collettività e tante personalità importanti, è racchiusa in un appello, oggi rivolto al Gip Tamburelli, che in pochi mesi ha raccolto 30.000 firme, sintetizzato in tre parole: No all’archiviazione! 

**Tratto da:** *[antimafiaduemila.com](http://www.antimafiaduemila.com)*

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